CMO esterno
CMO esterno o agenzia di marketing: quale conviene a una PMI
“Mi serve qualcuno che mi segua il marketing.” Dietro questa frase ci sono quattro strade diverse, e la maggior parte degli imprenditori ne conosce solo due: l’agenzia o il dipendente. In mezzo ce ne sono altre due che cambiano il conto economico: il CMO esterno (in inglese fractional CMO) e il restare a fare tutto da soli.
Scegliere la strada sbagliata non è un dettaglio: è la differenza tra un marketing che porta clienti e uno che porta solo movimento. Questa è la tabella che uso quando un imprenditore mi chiede “ma io cosa dovrei prendere?”. Non è una difesa del mio mestiere, è un modo onesto per decidere in base alla tua situazione, dopo vent’anni passati prima a vendere e poi a costruire sistemi di marketing per PMI italiane.
Il costo di scegliere male: rumore e trentamila euro
Prima della tabella, una storia che ho sentito raccontare in mille varianti. Un imprenditore mi ha detto: “uno mi ha sparato trentamila euro in campagne, e io quei clienti quando li rivendo?”. Un altro: “ho buttato soldi dalla finestra, e la cosa peggiore è che lo vedi solo dopo sei mesi”. Un terzo, sulle sue campagne social: “generano un sacco di rumore, ma i clienti veri non si vedono”.
È sempre la stessa dinamica. Si prende un’agenzia pensando di aver risolto il marketing, si alza il budget, arrivano click, impression, report pieni di numeri. Rumore, appunto. Ma il fatturato non si muove, perché il problema non era la campagna: era che mancava una regia sopra a tutto. E quando te ne accorgi, i soldi sono già usciti.
Non è colpa dell’agenzia. Un’agenzia fa il suo lavoro, cioè eseguire su un canale. Il punto è che l’hai messa a fare un lavoro che non le compete: tenere insieme la strategia. Ed è esattamente lì che si decide se quei trentamila euro diventano clienti o solo rumore.
La tabella comparativa
| Opzione | Cosa governa | Di cosa risponde | Investimento tipico | A chi conviene |
|---|---|---|---|---|
| CMO esterno (fractional CMO) | Tutta la strategia: cliente, canali, processo di vendita, automazioni, AI | Del risultato finale: clienti qualificati e costo per acquisirli | da circa 1.500 a 6.000 euro al mese secondo l’impegno | PMI strutturata (da 500k di fatturato) che vuole una regia ma non può o non vuole assumere un direttore |
| Agenzia | Un canale o una funzione: ads, social, sito | Della singola campagna o attività che esegue | molto variabile, spesso a progetto o fee mensile | Chi ha già una strategia chiara e gli serve solo esecuzione su un canale |
| CMO interno (dipendente) | Tutta la strategia, a tempo pieno | Del marketing aziendale | 70.000-110.000 euro all’anno (Italia, lordo) | Aziende sopra i 10-30 milioni che possono permettersi e tenere occupata una figura full-time |
| Fai-da-te (l’imprenditore) | Quello che riesce, tra mille altre cose | Di tutto, ma senza tempo né metodo | ”gratis”, ma costa il tuo tempo e gli errori | Micro-attività in partenza, finché il volume è basso |
La differenza che conta: di cosa risponde ciascuno
La colonna che decide quasi tutto è la seconda: di cosa risponde ciascuna opzione.
Un’agenzia ti risponde della campagna. Fa girare le ads, ti porta i click, ti manda il report. Se i contatti poi non diventano clienti, il suo lavoro è comunque fatto: il problema, ti dirà, è “dopo”. Ed è quasi sempre lì che si perdono i soldi, come racconto nel caso di Tecnombra, dove le campagne portavano contatti e il flusso, dopo, li bruciava.
Un CMO esterno ti risponde del risultato. Non del numero di like, ma dei clienti qualificati che arrivano alla porta e di quanto costa portarceli. Governa tutta la strategia, non un pezzo: decide il cliente che vale, il canale che porta, il processo di vendita che chiude, e ci mette sopra le automazioni e l’AI solo dove servono. È la stessa figura del CMO interno, comprata a frazione di tempo e di costo. Per questo lo chiamano anche fractional CMO.
Il CMO interno fa esattamente questo, ma a tempo pieno e a libro paga. Ha senso quando l’azienda è abbastanza grande da tenerlo occupato e da poterlo pagare: sotto una certa dimensione è un costo fisso che non si ripaga.
Il fai-da-te è la condizione di partenza di quasi tutti. Funziona finché i numeri sono piccoli. Quando il volume cresce, l’imprenditore diventa il collo di bottiglia: decide, vende, segue e controlla tutto lui, e il marketing resta l’ultima cosa di cui si occupa, di sera, stanco.
Agenzia o CMO esterno: dove si bruciano davvero i soldi
È il confronto che interessa di più, perché è quello in cui si sbaglia di più. La domanda giusta non è “chi costa meno”. È “chi risponde del risultato”.
Con un’agenzia, il rischio è pagare l’esecuzione di una strategia che non c’è. Le campagne girano bene, i numeri di superficie salgono, ma nessuno sta controllando la cosa che conta: quanti di quei contatti diventano clienti, e a che costo. Se quel pezzo è rotto, l’agenzia continuerà a fare girare le campagne, e tu continuerai a pagare rumore.
Con un CMO esterno, la prima cosa che si guarda non è la campagna, è il flusso intero: dove entrano i contatti, dove si fermano, dove si perdono. Poi si decide dove serve un’agenzia e dove no. Spesso l’agenzia resta, ma coordinata: esegue nella direzione giusta invece di sparare nel mucchio. La differenza non è “agenzia sì o no”, è “chi tiene il timone”.
Il conto è semplice. Un CMO esterno costa tra 1.500 e 6.000 euro al mese e risponde dei clienti. Trentamila euro di campagne senza regia rispondono di niente. Non è l’agenzia a essere cara: è la mancanza di strategia a costare.
Quando conviene quale
- Hai già una strategia e ti serve solo eseguire un canale (per esempio far girare le campagne Meta): ti basta una buona agenzia.
- Hai contatti che arrivano ma si perdono, canali scollegati e nessuno che tenga insieme il quadro: ti serve una regia, cioè un CMO esterno. È il caso più frequente nelle PMI tra 500k e 10 milioni.
- Sei una grande azienda con budget e volumi da saturare una figura senior tutti i giorni: assumi un CMO interno.
- Sei in partenza, con pochi clienti e budget minimo: tieni il fai-da-te, ma con la consapevolezza che è una fase, non un modello.
Il punto non è che un’opzione è giusta e le altre sbagliate. È che rispondono a bisogni diversi. L’errore costoso è prendere un’agenzia quando il problema è di strategia: aumenti il budget su un flusso rotto e bruci più soldi di prima.
Se da questa tabella esce che la tua azienda ha un problema di regia, e non solo di esecuzione, è esattamente il lavoro che faccio con il modello Leads Automation Pro. Si parte da una call di 30 minuti: ti dico onestamente se posso aiutarti oppure no.